mercoledì 4 novembre 2009
Alla Rai e Calendario dei prossimi concerti
Approfitto per dare aggiornamenti sul fitto calendario del Komos nelle prossime settimane:
Sabato 14 novembre
Modena, Mercato coperto di Via Albinelli
ore 17
Concerto per la rassegna "Adagio ma non tanto"
con Jason Ferrante, tenore
Anna Rita Pili, soprano
Mercoledì 18 novembre
Bologna, Chiesa Evangelica Metodista, Via G. Venezian, 1
ore 21
Concertone di festeggiamento per la nostra nuova sede
con Jason Ferrante, tenore
Sara Di Bella, soprano
Thomas Barbalonga, violinista
Leonardo Sesenna, violoncello
Jolando Scarpa, organo
Mario Sollazzo, clavicembalo
e con la partecipazione speciale di Michael Aspinall, musicologo e soprano?!
Sabato 21 novembre
Bologna, Chiesa di San Bartolomeo della Beverara
ore 21
Concerto per la rassegna "Voci del Reno"
con il Coro Quadriclavio e il Coro della Beverara
con Anna Rita Pili, soprano
Alessandro Di Giusto, organo
Sabato 19 dicembre
Modena, Mercato coperto di Via Albinelli
ore 17
Concerto per la rassegna "Adagio ma non tanto"
con programma natalizio!
martedì 20 ottobre 2009
Note positive
Ed è proprio qui che festeggeremo l'evento con un concerto che si terrà il 18 novembre, ore 21. Con noi torneràad esibirsi il nostro tenore del cuore, Jason Ferrante, in Italia per la produzione del Comunale di Bologna di Sweeney Todd. E poi ci saranno il soprano Sara Di Bella, il violinista Thomas Barbalonga e il violoncellista Leonardo Sesenna. Al clavicembalo Mario Sollazzo e all'organo l'organista titolare del tempio Jolando Scarpa, a sottolineare la proficua collaborazione tra il coro e la chiesa. Guest star il dotto musicologo ed esilarante showman Michael Aspinall, da 40 anni un'istituzione della lirica italiana. Naturalmente ci auguriamo che l'Arcivescovo Mons. Caffarra e il Vicario Mons. Vecchi riescano a trovare il tempo per raccogliere l'invito a partecipare.
martedì 29 settembre 2009
Komos e i media
Quando quest'estate siamo stati accolti da Don Nildo e dalla parrocchia della Beverara la cosa, pur non essendo stata ignorata, non aveva incontrato altrettanta attenzione presso i media. E dire che ormai siamo tutti abituati a sentire gerarchie ecclesiastiche cattoliche insultare gli omosessuali. La notizia vera, a parer mio, c'è quando questo non succede. Ma in Italia l'omosessualità fa notizia solo quando si tratta di violenze o discriminazioni. E' un meccanismo mediatico consolidato anche dalle associazioni omosessuali italiane, la cui funzione sembra essere soprattutto quella di prefica (nell'antichità classica e nel meridione italiano magnogreco, donna pagata per piangere e disperarsi ai funerali) in ogni occasione luttuosa. (Ultimamente il lavoro non scarseggia affatto.) Anche in questo caso non è mancato il commento di Grillini che ha detto che l'arcivescovo è proprio un bimbo cattivo. Mi pare che i media siano molto felici di mostrare i gay come vittime (oltre che come macchiette, ovviamente) e mi chiedo se ciò non sia parte (probabilmente inconsapevole) di un processo di rimozione del nostro statuto di cittadini uguali agli altri davanti alla legge. Insomma: ho tanti amici gay simpaticissimi e trovo veramente di cattivo gusto picchiare i deviati, ma - che c'entra? - matrimonio e adozioni sono un'altra storia.
Naturalmente andare in televisione è il sogno di ogni italiano medio, che pensa che la visibilità mediatica (come velina, come parlamentare, questo è secondario) sia lo scopo di una vita. Quindi molta gente mi ha criticato per aver rilasciato dichiarazioni ed interviste al quarto potere dicendo che sono un megalomane e cose del genere. Sebbene siano punti che penso di avere già chiarito tante volte, essendo questo blog il luogo dove chiarisco tutto fino al minimo dettaglio senza problemi di spazio ad uso di aficionados e attaccabrighe, preciserò:
- Komos non è un dopolavoro gay per omosessuali che hanno paura di uscire nel mondo e vogliono frequentare solo ambienti gay nei quali si sentano protetti.
- Non è un coro SOLO PER gay o un coro SOLO DI gay. E' un CORO GAY. Ovvero è un progetto artistico e sociale che intende abbattere i pregiudizi che in Italia colpiscono gli omosessuali, mostrando all'opinione pubblica che la comunità gay non è solo stupide paillettes o tristi j'accuse contro il mondo crudele, ma anche, ad esempio, un coro che lavora seriamente per raggiungere elevati obiettivi artistici.
- Per fare ciò è INDISPENSABILE il rapporto con i media. Non si raggiunge l'opinione pubblica arringando i propri orsacchiotti nel calduccio della propria cameretta, ma appunto trovando spazio su giornali, televisioni, radio, internet, ecc...
A questo proposito, due istruttivi aneddoti:
1) Questa estate, mentre Don Nildo teneva testa al fumino Monsignor Vecchi, io ero a Rivalta Piacentina a seguire un corso di canto gregoriano con Giacomo Baroffio ed ero costretto a sottrarre tempo ai carnali piaceri dell'eccellente Locanda del Falco per cercare di richiamare tutti i vari giornalisti che mi avevano lasciato messaggi sul cellulare. Tra le varie interviste la più memorabile è stata senza dubbio quella su Radio 101 con Tamara Donà (un ritorno dai miei ricordi televisivi adolescenziali!), la quale, saputo dove mi trovavo, mi ha chiesto, in diretta: "Ma COME FA il canto gregoriano?" Al che ho risposto intonando la prima strofa dell'Ave maris stella (a parer mio la melodia più bella dell'universo. Ogni volta che mi canto l'incipit, con il suo intervallo di quinta seguito dalla sesta maggiore (messa in termini tonali) mi viene da piangere). Altra piccola gloria della mia carriera: cantare un inno gregoriano su una radio commerciale, preceduto da un singolo di Mika e seguito da uno di Madonna (o simili)! La signorina Donà ha commentato: "Addirittura." Che immagino si possa tradurre: "Certo che questi gay sono proprio strani..."
2) A seguito della maledizione del grande inquisitore, mi hanno chiamato da RaiDue per fare un appello di un minuto al poppolo ittaliano dal balcone de "I fatti vostri", storica trasmissione del mattino, per chiedere se ci sia qualcuno disposto ad aiutarci offrendoci una nuova sede o proponendo sponsorizzazioni. Naturalmente, dovevamo sembrare un coro, ma più di tre persone sul balcone de "I fatti vostri" non ci stanno. Poi, due giorni prima della registrazione agli autori è venuto in mente che se però queste persone non cantano, "televisivamente" non è un coro. Non è venuto loro in mente che far cantare a cappella a parti reali dei coristi amatoriali non è esattamente la cosa più semplice del mondo. Ma, come è noto, per me non esistono cose impossibili. Essendo, oltre tutto, in tre baritoni (io, Paolo G. e Mattia B.) ho provato a suggerire Il ballerino del Gastoldi. A nulla è valso evocare Branduardi (che lo cantò negli anni '60 o '70 quando nella cultura pop andava di moda il falso medioevo e/o rinascimento): il pubblico di RaiDue non avrebbe mai potuto tollerare una cosa che non conosceva. Ci voleva qualcosa di universalmente riconoscibile, nulla del nostro repertorio. "Dai, pensaci, poi fammi sapere" ha detto l'efficientissima Silvia. Non sapendo che pesci pigliare, ho pensato all'inno di Mameli. Quello lo conoscono tutti, no? Ma ultimamente temo che l'unità d'Italia sia un tema che divide più che unire. Senza contare che dei finocchi che cantano l'inno in televisione non può essere altro che una provocazione. Bisogna scegliere: se si è gay non si può essere italiani (cosa che poi risponde a verità).
Al numero 2 per popolarità ho pensato che ci stia Volare di Migliacci-Modugno. E così, in un paio d'ore, ne ho vergato un arrangiamento per tre voci, un tour de force poco raccomandabile, che abbiamo provato sul treno Bologna-Roma, infastidendo non poco i businessmen del vagone di prima classe, come sempre molto indaffarati nell'assumere un'aria professionale nel giocare a solitario sul loro laptop. Alla fine è risultato che "il loro pubblico non gradisce armonizzazioni troppo complesse di grandi classici". Pare che una volta Bollani abbia suonato qualche canzone di Gino Paoli o Mina nella loro trasmissione, guadagnando alla Rai molte lettere di protesta. Il nostro arrangiamento si apriva con una triade diminuita! (Che paura.) Così, all'ultimo lo abbiamo dovuto semplificare brutalmente. Se non altro sono riuscito a conservare la coda dei tre accordi Sol bemolle magiore -Mi maggiore - Si bemolle maggiore. Chissà come sarà venuto. So già che mi pioveranno critiche da ogni dove. Ma il prossimo che mi dice che sono snob o che sono un "talebano della musica"...
Sempre che l'appello vada in onda. Non mi hanno ancora fatto sapere niente. Non vorrei che anche la parola "omosessuale" possa essere considerata una potenziale fonte di turbamento per il delicato pubblico del mattino RaiDue. Prima di registrare mi hanno chiesto se fosse possibile fare due versioni, una con la parola "omosessuale" e una senza. Ovviamente gli ho risposto che no, la cosa non era affatto possibile e che ho delle responsabilità. D'altronde, immaginavo che il loro interesse nei nostri confronti fosse dovuto non a ciò che cantiamo o come la cantiamo, ma appunto al fatto che siamo un coro gay cacciato da un vescovo (e già la chiesa non era affatto nominata nell'appello). Poi pare essersi tutto sistemato. Abbiamo registrato l'appello due volte (per ragioni di inquadratura, non certo musicali, purtroppo) ma con il medesimo testo.
Staremo a vedere.
martedì 15 settembre 2009
Despised, rejected and acquainted with grief
Ecco la lettera consegnatami ieri sera dal costernatissimo parroco, che deve averla scritta praticamente sotto dettatura del vescovo:
Al direttore del Coro Komos
Con la presente comunico con dispiacere l'impossibilità di continuare ad accogliere il Vostro Coro nei locali della Parrocchia.
Questo per una precisa disposizione di una Lettera della Congregazione per la Dottrina della Fede, in data 1 ottobre 1986, che io non conoscevo, e che mi è stata ribadita perentoriamente dal Cardinale Arcivescovo in persona, con lettera a me inviata in data 7 agosto 2009.
Scusandomi per quanto successo, faccio presente che non ho niente da commentare per nessun giornale o agenzia di stampa, augurandomi che il "polverone" sollevato in seguito alla concessione della sala non ricada, adesso, a danno della vostra attività corale e della nostra attività parrocchiale.
Con i migliori auguri per una sistemazione adatta alle esigenze del vostro Coro.
D. Nildo Pirani
Bologna, 14/09/2009
Per chi fosse interessato, questo è il passaggio del documento pontificio di vent'anni fa cui l'Arcivescovo si riferisce:
"Questa catechesi potrà aiutare anche quelle famiglie, in cui si trovano persone omosessuali, nell'affrontare un problema che le tocca così profondamente. Dovrà essere ritirato ogni appoggio a qualunque organizzazione che cerchi di sovvertire l'insegnamento della Chiesa, che sia ambigua nei suoi confronti, o che lo trascuri completamente. Un tale appoggio, o anche l'apparenza di esso può dare origine a gravi fraintendimenti. [...] A qualcuno tale permesso di far uso di una proprietà della Chiesa può sembrare solo un gesto di giustizia e di carità, ma in realtà esso è in contraddizione con gli scopi stessi per i quali queste istituzioni sono state fondate, e può essere fonte di malintesi e di scandalo. Nel valutare eventuali progetti legislativi, si dovrà porre in primo piano l'impegno a difendere e promuovere la vita della famiglia."
Confesso che con una certa ingenuità ho creduto che questa sistemazione potesse durare. La sala era ideale per le nostre prove ed il parroco estremamente disponibile e molto sicuro nel difendere la sua scelta. Molti parrocchiani, tra cui gli altri due cori che provano nella stessa sala (il coro parrocchiale e il coro Quadriclavium) hanno scritto a Don Nildo e a me il loro apprezzamento per il nostro arrivo e stavamo già pensando di poter collaborare attivamente alla vita della parrocchia, animando noi stessi qualche messa e rinforzando con i nostri elementi il Coro della Beverara, all'occorrenza.
Komos non è soltanto un progetto musicale (anche se questo sarà sempre il suo primo obiettivo), ma anche un progetto sociale. In fondo volevo compiere un esperimento che facesse riflettere l'opinione pubblica. Penso di esserci riuscito: ho dimostrato concretamente che non tutto il mondo cattolico è omofobo e che un dialogo tra la comunità omosessuale e questa non minoritaria parte del cattolicesimo è non solo possibile, ma doveroso, se non vogliamo creare controproducenti schieramenti contrapposti. Nella società italiana di oggi ci vuole poco perché uno urli allo scandalo guidato dal livore del razzismo. Ma che tanti cattolici si siano scomodati a scrivere lettere per esprimere il proprio apprezzamento a Don Nildo Pirani, è qualcosa che mi ha stupito. E sono convinto che presto l'ufficio dell'Arcivescovo sarà inondato da lettere.
Perché dall'altra parte questa storia purtroppo dimostra che invece le alte gerarchie cattoliche sono ancora profondamente omofobe.
Da un punto di vista sociale è una storia bella e istruttiva, ma ora, senza uno spazio, il nostro progetto artistico rischia di naufragare. Vorrei quindi cogliere l'occasione per chiedere al Comune di Bologna e a tutte le associazioni bolognesi (nonché singoli cittadini) se esiste uno spazio adatto alla musica disposto ad ospitarci.
sabato 22 agosto 2009
Compendio di storia del Komos, dalle origini ai giorni nostri, in cui si apprende di come sia passato felicemente da una parrocchia ad un'altra
Ho fondato Komos autonomamente nel settembre del 2008. Per un breve periodo siamo stati ospiti del circolo Arcigay di Modena, ma la loro sede è assai angusta ed ho accettato l'offerta del presidente del circolo di Bologna di trasferire le prove al Cassero. Sotto l'egida del circolo provinciale Arcigay "Il Cassero" abbiamo fatto due bei concerti, in marzo e in maggio 2009.
Il 26 giugno avremmo dovuto fare un concerto a Genova, ma il comitato organizzatore si è impegnato con solerte ignavia per impedire che questo avesse luogo (si legga post sottostante). In quel contesto ho dichiarato che non stupisce che i gay italiani non godano di alcun diritto quando la maggiore associazione che dovrebbe tutelarli dà continuamente tali prove di superficialità ed incompetenza. E con questo a quanto pare ho scavalcato (nell'ordine) Ratzinger, De Giorgi (di gay.it) e Povia e ho conquistato l'ambita posizione di nemico pubblico numero uno di Arcigay.
Alla lettera che si può leggere qui sotto (in cui si chiedeva se Arcigay avesse intenzione di sostenere ancora il progetto Komos) il presidente di Arcigay ha risposto che della cosa non gliene poteva fregare di meno e che lo chiedessi al Cassero e, due settimane e mezza dopo, il Cassero ha riposto che Komos non era più un'attività del circolo, ma che avremmo potuto continuare a fare le prove nella loro sala. La sala in questione ha un'acustica molto dispersiva, oltre tutto peggiorata dall'estenuante ronzio dei frigoriferi del bar, e le molte attività del circolo ci hanno spesso costretto (con pochi giorni di preavviso) a spostare le date delle prove. Inoltre, indubbiamente per qualche mio limite intellettuale, ho sempre trovato molto faticoso interagire con lo staff dell'associazione. Komos ha dunque declinato la gentile offerta e si è trasferito senza indugio dove ha trovato le condizioni ideali per poter svolgere il proprio lavoro, sia da un punto di vista acustico che da un punto di vista umano, una parrocchia cattolica bolognese, San Bartolomeo della Beverara guidata dal parroco Don Nildo Pirani, che già diverse volte lo aveva ospitato in giorni in cui la sala del Cassero non era disponibile.
Dunque, per chiarire subito questo punto, Komos non è più in alcun rapporto con Arcigay. Ci auguriamo di poter collaborare ancora in seguito con questa associazione, ma non siamo mai stati un'emanazione di Arcigay e non ci identifichiamo con la sua linea politica in molti punti (per esempio nel suo atteggiamento nei confronti della chiesa cattolica).
E' importante mettere in chiaro ciò in considerazione dei più recenti svilluppi: una giornalista dell'Ansa si è interessata alla vicenda di un coro gay ospitato da una parrocchia cattolica ed ha intervistato me e il serafico Don Nildo Pirani, producendo un articolo ripreso poi dalle maggiori testate nazionali e locali, il Corriere della Sera, Repubblica, il Giornale, il Resto del Carlino, ecc... (si vedano ad esempio http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cronaca/2009/28-luglio-2009/coro-gay-trova-casa-parrocchia-1601612386439.shtml e
http://bologna.repubblica.it/dettaglio/Una-sala-prove-in-parrocchia-per-il-coro-gay/1684250) oltre ovviamente ad innumerevoli siti internet. Sono stato molto felice di raccontare questa piccola storia, rappresentativa di tante altre che non salgono agli onori della cronaca, per mostrare che il rapporto tra omosessuali e chiesa cattolica non è sempre uno scontro basato sul pregiudizio (da una parte e dall'altra), come spesso lo fanno apparire gli slogan di Arcigay, ma può anche essere un dialogo costruttivo. Io sono ateo ma ci sono tantissimi omosessuali cattolici e genitori cattolici di omosessuali in Italia. Penso che questa storia dia loro un po' di speranza. Oltre tutto, io ho diversi amici preti con cui vado molto d'accordo, senza contare che, tra i komosnauti, ben cinque sono stati in seminario e avrebbero voluto intraprendere la carriera ecclesiastica. Quanto poi a Don Nildo Pirani, be', è proprio un vero uomo quale non capita di incontrare spesso, la cui dirittura morale non indietreggia davanti a nulla: quando l'impulsivo vicario di Bologna, monsignor Vecchi, lo ha ripreso dicendo che avrebbe dovuto chiedere il suo permesso per ospitare questa "attività straordinaria", non si è fatto né in qua né in là (http://bologna.repubblica.it/dettaglio/don-nildo-si-difende:-cantare-e-un-dono-di-dio/1685035). In seguito Sua Eccellenza Vecchi ha dovuto riconoscere che Don Nildo non ha commesso alcuna scorrettezza, ma uno sparuto gruppo di parrocchiani ha voluto scrivere alle autorità ecclesiastiche gridando allo scandalo (http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/quel-coro-gay-e-uno-scandalo-ma-il-parroco-difende-la-scelta/2106603). Da notare che questi parrocchiani non devono partecipare alla mensa del Signore molto spesso perché Don Nildo dice che, tranne uno, gli altri sette firmatari non gli sono noti.
Mentre tutto questo avveniva io ero in Sicilia a seguire un masterclass di canto (tra l'altro alloggiando insieme ad un prete e cantando in un concerto di musica sacra nonché una messa...). Appena tornato, ho telefonato a Don Nildo, piuttosto preoccupato per le possibili ripercussioni di questa storia su di lui. Mi ha risposto che l'unico risvolto negativo di questa faccenda è che i giornali continuano a scrivere che ha 82 anni, mentre ne ha solo 72...
Hic manebimus optime.
domenica 28 giugno 2009
Lettera ad Aurelio Mancuso, nella quale si apprendono le kafkiane avvventure del KOMOS a Genova, il 26 giugno 2009
come pochi sapranno, venerdì 26 giugno alle ore 21, il coro maschile gay KOMOS, da me fondato e diretto, avrebbe dovuto esibirsi al Pride Village di Genova. Ora le spiegherò nel dettaglio gli incredibili motivi per cui questo concerto, frutto di mesi di lavoro volontario mio e dei coristi, non ha avuto luogo.
Nonostante il concerto dovesse svolgersi in un luogo aperto dall’acustica non consona ad un’esecuzione corale, avevo accettato la richiesta del comitato del Pride, pensando in questo modo di essere utile al “movimento”, a patto che vi fosse un’amplificazione adatta. Ho specificato più volte le nostre richieste (vale a dire quattro microfoni PANORAMICI, un microfono per il violinista e il soprano, un microfono per il violoncellista, un attacco per la tastiera elettronica, quattro spie e un tecnico del suono a nostra disposizione dalle ore 18). Benché mi fosse stato assicurato che le richieste erano state accolte, ho comunque continuato a ricordarle al comitato in molte delle mie frequenti e-mail (ben poche delle quali hanno avuto una risposta).
Venerdì siamo arrivati al luogo del concerto con tre quarti d’ora di ritardo, a causa dal pullman, che, per motivi che a me e ai miei coristi non sono noti, è partito con mezz’ora di ritardo e si è fermato mezz’ora in una stazione di servizio. Mi sono subito informato sull’impianto audio e mi sono reso conto che il comitato genovese, benché ammettesse di aver ricevuto le mie direttive in materia, non aveva ritenuto opportuno comunicarle al service. Valerio Barbini, membro del comitato che avrebbe dovuto occuparsi di tutto ciò, ha saputo solo rispondere che lui di queste cose non capisce nulla. L’addetto del service ha affermato che non avrebbe avuto alcuna difficoltà a portare quattro microfoni panoramici, se qualcuno glielo avesse chiesto. D’altronde non era molto stupito: ha detto che per ognuno degli eventi della manifestazione vi erano stati problemi simili. Non era neanche al corrente che si dovesse esibire un coro. Mi ha chiesto: “Quanti siete? Quattro? Cinque?”. Siamo un coro di circa 25 elementi. E ovviamente nulla sapeva poi della presenza di un soprano, di un violoncellista, di un violinista e di una tastiera elettronica. Da me sollecitato, ha provato a contattare i suoi colleghi per cercare di recuperare questi microfoni panoramici, ma non è stato possibile. Ho dunque dato disposizioni a Valerio Barbini di telefonare ad altri service della città e di cercare di recuperare quest’attrezzatura.
I coristi, i cantanti professionisti aggiunti, il violinista, il violoncellista, il tastierista, il soprano ed io abbiamo atteso per circa tre ore dietro al palco. Non si è potuto nemmeno provare se fosse possibile fare qualcosa con la strumentazione disponibile dal momento che, in tutto quel tempo il palco è stato occupato da alcuni coraggiosi signori che, nonostante le risorse vocali invero limitate, cercavano di riprodurre le canzoni dei Queen. Avrebbero dovuto esibirsi dopo di noi, come evento clou della serata, e stavano incontrando anch’essi enormi difficoltà con il tecnico del suono, tanto da dovervi supplire aggiungendo un mixer di loro proprietà.
In questo tempo, mentre rincorrevo il signor Barbini, assai indaffarato nell’evitarmi, si è presentato il presidente del Cassero, Emiliano Zaino. Non si è mostrato per nulla sorpreso né indignato della situazione, né ha mosso un dito per cercare di risolverla. Era piuttosto evidente che né al comitato genovese, né al Cassero importava granché se il nostro concerto avesse o meno luogo.
Alle 21.15 circa, quando la nostra esibizione sarebbe dovuta cominciare da 20 minuti, sono saltati fuori alcuni microfoni ambientali (e non già panoramici, dunque comunque inadatti), senza che il signor Barbini mi informasse del loro arrivo, peraltro. Ho recuperato il tecnico del suono, nel frattempo sgattaiolato a mangiare, il quale mi ha detto dopo pochi minuti che nulla si poteva fare perché, in ogni caso, il mixer a sua disposizione era troppo piccolo.
Alle 21.30 circa ho dunque comunicato all’esiguo pubblico presente (il comitato infatti non aveva fatto nessuna pubblicità all’evento) che il concerto del coro KOMOS non avrebbe avuto luogo, a causa dell’incompetenza del comitato del Genova Pride, che non era stato in grado di fornire l’apparecchiatura fonica sulla quale ci eravamo accordati da tempo. Ho anche aggiunto che, se in Italia i gay non hanno diritti, è anche perché chi vorrebbe rappresentarli dimostra costantemente la propria incapacità e superficialità, oltre che, in questo caso, una maleducazione inaudita verso chi mette a disposizione dell’associazione il proprio lavoro volontario.
Infatti, sto ancora attendendo che qualcuno mi chieda scusa per quanto è accaduto (o meglio, non è accaduto). E penso che attenderò invano, dato che nessuno all’interno di Arcigay trova che ci sia nulla di grave nell’umiliare in questo modo un gruppo di musicisti volontari, tra i quali anche diversi professionisti.
D’altronde in quello stesso giorno ho dovuto litigare con Emiliano Zaino per ricordargli che ci eravamo accordati sui rimborsi spese previsti per alcuni musicisti professionisti: il basso Leonardo Ghizzoni, il violoncellista Leonardo Sesenna. Il tenore veronese Enrico Benati si accontenta del rimborso dei biglietti del treno. Gli altri professionisti, il soprano Anna Rita Pili, il tenore Vittorio Dante Ceragioli, il violinista Nicolò Mazzali e il tastierista Alessandro Di Giusto, invece, in virtù dei rapporti di amicizia che ci legano, non hanno nemmeno chiesto un rimborso. Pare che il signor Zaino sia riuscito a sovvenirsi del rimborso spese per i primi due, ma che il Cassero non abbia intenzione di rimborsare il viaggio di Enrico Benati. In questo caso, dato che sono schiavo di sciocchi vincoli morali che mi obbligano a mantenere la parola data (una caratteristica che parrà ridicola all’associazione che presiede, immagino) lo farò io personalmente.
Dopo esserci allontanati dal porto, avendo trasportato la tastiera elettronica prestataci dal Coro “Gazzotti” di Modena grazie all’aiuto di alcuni amici autoctoni (non certo di un mezzo del comitato di Genova o del Cassero), abbiamo deciso di tenere comunque il nostro concerto, limitandoci ai pezzi eseguibili anche a cappella (vale a dire senza strumenti), sul sagrato di San Lorenzo, guadagnandoci peraltro un pubblico molto più numeroso delle dieci persone presenti al porto alle 21, fino a che la polizia non è intervenuta a seguito di una segnalazione di qualche abitante della piazza. Va detto che i poliziotti sono stati gentilissimi e ci hanno dimostrato molta solidarietà.
Il mancato concerto di Genova è solo il fatto più eclatante di una serie di ostacoli derivanti da un misto di incompetenza e ostilità che io, i coristi e i collaboratori esterni del KOMOS abbiamo dovuto subire da Arcigay in questi mesi, che elencherò altrove se sarà ritenuto opportuno.
Vorrei dunque chiedere ad Arcigay se è interessata a sostenere questo progetto di un coro gay. Pensavo che fosse un’importante rappresentanza, un elemento in più che permettesse al Cassero di non poter essere accusato di essere solo una discoteca nascosta sotto la copertura di una “associazione culturale”. Emiliano Zaino mi ha spiegato che non è così, con le parole “se avete voglia di cantare, cantate, se non avete voglia di cantare, non cantate”. In sostanza, il Cassero ci sta facendo un favore.
Noi non vogliamo essere di peso a nessuno e di sicuro non vogliamo dei pesi inutili su un progetto artistico che sarebbe già difficile senza avere la zavorra di un’organizzazione incapace e capricciosa. Molti altri volontari di Arcigay denunciano il medesimo trattamento. All’interno del Cassero, ad esempio, è parimenti incredibile la scarsa considerazione in cui viene tenuto il Progetto Scuola, che poi però, pubblicamente, viene esibito con falso orgoglio, come scuse per le altre accuse di cui sopra. Noi siamo pronti ad operare sotto il nome di Arcigay, ma ci deve essere possibile svolgere la nostra attività artistica. Se ciò ci viene reso difficile, quando non - come a Genova - impossibile, siamo pronti a cercarci un’altra sistemazione. Quel minimo di fatica in più nel recuperare il sostegno economico necessario al progetto (d’altronde molto esiguo) sarebbe di gran lunga ripagato dal risparmio del tempo e delle energie che ora dobbiamo sprecare in assurde e ridicole guerre contro l’organizzazione che dovrebbe aiutarci.
Sempre attendendo le scuse che sono dovute a me ed ai coristi del KOMOS, le porgo i miei cordiali saluti,
Paolo V. Montanari
giovedì 25 giugno 2009
26 giugno 2009 - Genova - Pride Village (Area Porto Antico) - ore 21

KOMOS sbarca a Genova, in occasione del Gay Pride.
In programma musiche di Banchieri, Monteverdi, Vecchi, Gastoldi, Arañes, Mendelssohn, Poulenc e per la prima volta la mia trascrizione di Crazy Little Thing Called Love di Freddie Mercury!
Anna Rita Pili, soprano,
Nicolò Mazzali, violino,
Leonardo Sesenna, violoncello,
Alessandro Di Giusto, tastiere,
Paolo V. Montanari, direttore
Il comitato del Pride non ha fatto neanche un minimo di pubblicità all'evento, quindi immagino che canteremo per noi stessi, ma va bene anche così!
Vi piace la nostra mascotte, il satiro danzante di nietzschiana memoria, disegnato dal famoso disegnatore erotico Andrea Madalena?
Visitate il suo blog: http://madalenaboy.blogspot.com/
domenica 17 maggio 2009
Discorso per il 17 maggio - Giornata Internazionale Contro l'Omofobia
Ho scritto il discorso introduttivo al concerto di domani. L'ho già ampiamente sfrondato ma temo che sia ancora troppo lungo. Domani mi occuperò di ridurlo ulteriormente. Ma, ad uso dei miei fan e degli amanti delle belle lettere lo pubblico "integrale" qui:
Buonasera e benvenuti al secondo concerto di KOMOS – Coro Omofonico Bolognese, in occasione della V Giornata Internazionale Contro l’Omofobia, un concerto opportunamente intitolato “Più omofonia, meno omofobia!”, di cui ora vi illustrerò brevemente il concetto. Dato che molti si sono lamentati della mia logorrea, nel precedente concerto, mi sono scritto tutto quanto.
Che cos’è l’omofonia? Mi venga in soccorso il Vocabolario della lingua italiana di Nicola Zingarelli: “(mus.) Tecnica di comporre a più voci facendo coincidere in senso verticale le sillabe del canto”. Varrebbe a dire che, in un pezzo di musica vocale, si parla di “omofonia” quando tutti cantano le medesime sillabe nel medesimo momento.
Si parla di polifonia, invece, quando le diverse voci hanno una loro riconoscibile indipendenza, e, nel caso vocale, dicono il testo in momenti differenti (o talvolta dicono anche dei testi diversi).
Possiamo illustrare questi due concetti, polifonia e omofonia, con il brano che abbiamo appena eseguito, che era il “Prologo recitato dall’Humor Cromatico” che apre la commedia armonica Il metamorfosi musicale del compositore bolognese del primo Seicento Adriano Banchieri.
Il pezzo si apre con una texture polifonica: i tenori I partono con la frase “Su, rallegrate i cuori” e i tenori II ripetono la stessa frase, sfasati, in canone. Ascoltate.
ESEMPIO
Questa è contrappunto imitativo (le voci si imitano a vicenda), che è la più tipica forma di polifonia, su cui si basano le più raffinate creazioni della musica occidentale.
Poi le tre voci passano ad una texture omofonica. Tutti cantano compatti lo stesso ritmo e le stesse parole, per dire “Qui son venuto a voi”…
ESEMPIO
Ora sapete che cosa è l’omofonia. E l’omofobia? Nella riga sopra, lo Zingarelli la definisce “Avversione per l’omosessualità e gli omosessuali”. Secondo la Risoluzione del Parlamento europeo sull'omofobia in Europa del 2006 “L'omofobia può essere definita come una paura e un'avversione irrazionale nei confronti dell'omosessualità e di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali (GLBT), basata sul pregiudizio e analoga al razzismo, alla xenofobia, all'antisemitismo e al sessismo”.
Tutti conoscete l’esperimento di Milgram del 1961: ai partecipanti all’esperimento veniva chiesto di porre delle domande a un soggetto posto dietro un muro. Nel caso di risposte scorrette, avrebbero dovuto infliggergli tramite un generatore una scossa elettrica di voltaggio sempre crescente. I partecipanti all’esperimento sentivano i lamenti e poi le urla della vittima, ma dal momento che una figura autorevole assicurava loro che non sarebbero stati ritenuti responsabili e chiedeva loro di continuare a svolgere il proprio dovere (far continuare l’esperimento), il 65% di loro procedette fino a somministrare la scossa massima. E’ da notare come questa percentuale scende se la cavia può vedere e toccare la propria vittima.
Come in queste altre forme di discriminazione, l’omofobia è quel muro di paura e ignoranza che, nascondendo l’umanità dell’oggetto d’odio, in questo caso omosessuali e trans, permette all’odiatore di comportarsi in maniera disumana. In sostanza è un filtro culturale con il quale si cessa di riconoscere il prossimo come proprio simile, per vederne soltanto “l’alterità”. A quel punto, basta solo un piccolo incoraggiamento da parte di un’autorità e puoi commettere le peggiori nefandezze con la coscienza a posto.
Se sei a casa tua e spari al tuo vicino, ti mettono in galera. Se sei in guerra e spari al nemico, ti danno una medaglia.
A nessuno verrebbe in mente di lasciare un uomo crepare per strada. Però… E se invece che considerarlo un uomo lo considerassimo un immigrato?
Il punto è che la gente ha bisogno di odiare qualcuno, qualcosa. Non avendo un’educazione, non avendo valori morali autonomi, la gente ha bisogno di costruire la propria identità in opposizione a qualche nemico. E’ così che si governa: voi dovete affidarvi a me (Chiesa, Stato) perché vi posso proteggere da queste minacce. Quindi io, potere, devo anche creare degli “altri” da odiare. Fortunatamente posso attingere a un vasto campionario tradizionale di capri espiatori.
Il caso di omosessuali e transessuali è particolarmente rivelatore, nella sua assurdità, perché se, ad esempio, ci può anche essere un qualche legame tra immigrazione e criminalità, non si capisce che danno possano arrecare omosessuali e transessuali alla società. I gay mettono in crisi il modello tradizionale di famiglia. Lo dicono tutti: il papa, Buttiglione… Ma si dimenticano di spiegare il perché. D’altronde nessun giornalista glielo chiede. A forza di ripeterlo è diventato una cosa risaputa e accettata da tutti pacificamente, come “rosso di sera bel tempo si spera”. A me risulta che siano gli eterosessuali a divorziare. Per esempio, tutti i leader dei principali partiti del “centrodestra” italiano. A me piacerebbe tanto divorziare, ma non mi posso neanche sposare! Di solito l’ordine è questo: prima ci si sposa, poi si divorzia…
A volte l’omofobia è violenza pura e semplice. Il Report dei principali episodi di violenza omofoba e transofoba accaduti in Italia nel 2008 e 2009 che Arcigay ha consegnato mercoledì al Presidente della Camera Gianfranco Fini è particolarmente impressionante. Dall’inizio del 2008, la stampa italiana ha riportato i seguenti casi riconducibili ad una matrice omofobica: Omicidi: 15, Violenze ed aggressioni: 71, Estorsioni: 12, Atti di bullismo: 7, Atti vandalici: 9 Questo in un anno e 4 mesi e mezzo.
Ma questi sono solo i sintomi estremi di un male che è diffusissimo. La maggior parte di noi omosessuali non viene picchiata da nessuno, ma viene discriminata quotidianamente sul luogo di lavoro, a scuola, soprattutto in famiglia. I fautori di quest’odio sono personaggi come il papa, che ritiene che se l’ONU dicesse che non è tanto carino impiccare gli omosessuali questo sarebbe discriminatorio verso chi vuole discriminare gli omosessuali… o come il suddetto Gianfranco Fini, che nel 1998 disse che dovrebbe essere proibito agli omosessuali dichiarati di fare il maestro elementare e aggiunse (cito)
“Con franchezza: io non farò nulla perché siate discriminati ma non chiedetemi di fare qualche cosa perché siate considerati sullo stesso identico piano legislativo della famiglia naturale. Non è moralmente opportuno che chi è omosessuale dichiarato o chi arriva a considerare la pedofilia, tutto sommato, una forma d'amore, possa fare l'insegnante” E poi ha fatto sapere: “Con me è il 95 per cento degli italiani.”
Ricordo queste parole perché Arcigay ha fatto sapere che ha apprezzato “la volontà di confronto della terza carica dello stato”, cioè Fini, e che ora “attende finalmente un risultato concreto” riguardo ad una legge che punisca i reati di odio omofobico. Ci pensa Fini! Stiamo in una botte di ferro. Si darà le multe da solo? Vabbé, mai dire mai. D’altronde che altro si può fare. Per citare Bob Dylan: quando non hai niente, non hai niente da perdere.
Dopo tutti questi orrori, bullismo, omicidi, Gianfranco Fini, vorrei invece dedicare questo concerto ad una donna che non era omofoba: mia nonna, Lara Galvani, bolognese doc, che è morta la settimana scorsa.
Quando, all’età di 18 o 19 anni, ho detto ai miei genitori che sono omosessuale, tra le varie irrazionalità partorite dal cervello di mia madre c’era anche: “però non dirlo alla nonna, lei è vecchia e le daresti solo un dispiacere.”
Naturalmente non ho neanche preso in considerazione una tal fesseria. La nonna aveva fatto qualche dichiarazione di “ordinaria” omofobia. Ricordo che una volta, da me interrogata, aveva dichiarato che gli omosessuali le parevano gente sporca. Con mio fratello è anche entrata nel lessico famigliare la frase “quando uno è anormale, non è normale”. Avevo sofferto per simili affermazioni, ma mai mi è venuto in mente che avrebbe anteposto un ridicolo pregiudizio privo di fondamento all’amore per me. L’omosessualità era semplicemente un’altra cosa che non conosceva, come il perché alle persone che vivono agli antipodi non vada il sangue alla testa. C’è da dire che ho avuto molto più fortuna con l’omosessualità. Invitava il mio fidanzato a pranzo e abbiamo sempre parlato apertamente di tutto. Negli ultimi mesi naturalmente le parlavo sempre del coro e lei voleva sapere chi erano i coristi, se erano diligenti, (be’, uno, l’ha anche conosciuto) guardava i nostri video su YouTube. Avrei dovuto rinunciare a tutto questo per paura di sconvolgere la sua visione del mondo, per paura di non essere accettato?
Mi viene da piangere quando penso che ci sono tantissimi omosessuali che invece avrebbero seguito il “consiglio” di mia madre. La maggioranza degli omosessuali italiani non è dichiarata. Rispettano il diritto dei propri genitori, parenti, amici, colleghi di lavoro, di discriminarli. E questo, secondo me, è profondamente sbagliato. Innanzitutto essere stupidi non è un diritto. In secondo luogo presumere che gli altri siano stupidi al punto da essere omofobi è una spocchia insopportabile, che poi in realtà, come tutti i complessi di persecuzione, è solo paura di non essere adeguato alle aspettative della società. Quel muro di silenzio dietro il quale gli omosessuali non dichiarati si nascondono è quello stesso muro alienante che permette agli omofobi di odiare gli omosessuali, che in questo modo non sono una realtà presente come gli amici, i colleghi, i parenti, ma un’entità astratta come i cinesi, gli immigrati, ecc… che magari incontriamo tutti i giorni in autobus ma che ci sembrano distanti anni luce dal nostro mondo. Gli omosessuali che si nascondono sono i principali fomentatori dell’omofobia. Il potere dice alla gente di odiare i diversi e i diversi, nascondendosi dietro ad un muro, creano il setting perfetto per essere disumanizzati ed odiati.
Questo è il senso di questo coro. Semplicemente noi vogliamo farci conoscere, come omosessuali, in ciò che facciamo di più bello. Ci piacerebbe che quando la gente pensa a “cosa fanno gli omosessuali” non pensasse solo a quelli che vanno in tv da Costanzo o X-Factor, quelli che vanno in piazza con degli striscioni, i cowboy nel Wyoming, quelli fanno sesso nei parcheggi e il sindaco di Treviso non vuole, ma anche a quelli che si riuniscono per cantare. Vorremmo dare anche noi la nostra picconata a questo muro di ignoranza che è l’omofobia. Che con un semplice cambio consonantico può diventare omofonia.
venerdì 8 maggio 2009
17 maggio - KOMOS - Più omofonia, meno omofobia!
Arcigay “Il Cassero” presenta
Più omofonia e meno omofobia!
Concerto nella Giornata Internazionale Contro l'Omofobia
KOMOS – Coro Omofonico Bolognese
Paolo V. Montanari, direttore
Dicesi "omofobia" l'avversione per l'omosessualità e gli omosessuali. L'"omofonia" invece è la tecnica di composizione a più voci che fa cantare a ogni voce la medesima sillaba nel medesimo momento. Quanti inutili problemi si potrebbero risolvere con uno scambio consonantico!
Il 17 maggio, ore 21, nell’Auditorium DMS in Via Azzo Gardino, KOMOS - Coro Omofonico Bolognese, il coro maschile gay fondato e diretto da Paolo V. Montanari all’interno dell’associazione Arcigay “Il Cassero”, canta nella Giornata Internazionale Contro l'Omofobia.
In programma un repertorio vario e imprevedibile che saltella tra le epoche, le lingue e i generi, dedicando una particolare attenzione al compositore bolognese Adriano Banchieri, di cui saranno eseguiti alcuni brani sacri e profani, tra cui un mottetto in prima esecuzione in tempi moderni. Ospiti il violinista Colm De Bhuinn e il soprano Anna Rita Pili. Al pianoforte il maestro Mario Sollazzo.
A breve ulteriori dettagli. Intanto, tenetevi liberi la sera di domenica 17 maggio e invitate gli amici!
http://www.facebook.com/home.php?ref=home#/event.php?eid=83943555063&ref=ts
giovedì 19 marzo 2009
Tiziana
Ma ho anche la fortuna straordinaria di poter contare su alcuni esseri umani speciali che, al di là di ogni mia aspettativa, mi aiutano, mi incoraggiano, mi insegnano, hanno fiducia in me e non mi lasciano mai da solo. In cima a questa (brevissima) lista c'è sicuramente Tiziana Tramonti.
Ho conosciuto Tiziana Tramonti quando studiavo composizione: avevo composto quello che secondo le consegne avrebbe dovuto essere un lied dodecafonico, e che invece era una mélodie dodecafonica-aleatoria-impressionista su un testo di Verlaine, e l'avevo affidata all'allieva della Tramonti Alice Molinari, poi divenuta mia grandissima amica. Avevo quindi fatto la prima incursione nell'aula 9 dell'Istituto "Orazio Vecchi" di Modena per vigilare sulle prove (all'epoca c'era un cane di pianista eseguiva una nota su dieci di quelle scritte). All'inizio, chissà perché, avevo impressione che la Tramonti non mi avesse preso molto in simpatia (in seguito invece mi ha detto di aver pensato che ero "tanto carino"). Ma avevo assistito alle sue lezioni e mi erano piaciute moltissimo. Anche per questo, in un momento di follia, ho deciso di cominciare a prendere lezioni di canto. Il pezzo che ho portato alla prova di ammissione era Offrande di Reynaldo Hahn (su testo di Verlaine)!
E così da cinque anni sono suo allievo. Quando mi porta nei teatri ad assistere alle prove tutti pensano che io sia suo figlio! Perché la signora Tramonti non è di quelle insegnanti di canto che non sono mai salite su un palcoscenico, ma canta regolarmente nei maggiori teatri, dalla Scala a Monaco di Baviera a Montecarlo a Roma, Firenze, Torino, Bologna, Napoli, Palermo, ecc... Ultimamente la potete vedere come Annina nel dvd della Traviata della Scala con la Gheorghiu.
nella Firenze anni '80, nelle file dell'orchestra del Maggio Musicale Fiorentino c'è una giovane violista allieva del più grande violista italiano, Piero Farulli del Quartetto Italiano. Il maestro Riccardo Muti l'ha notata. Un po' perché è una bella ragazzina, un po' perché la ragazzina ha la bizzarra abitudine di venire ad assistere a tutte le prove dei cantanti (con il pianoforte) e di prendere appunti su uno spartito. Avendo scoperto che la violista è anche una cantante, la vuole sentire cantare e dopo averla sentita sentenzia stupefatto che con quella voce avrebbe dovuto abbandonare la viola e dedicarsi completamente al canto. La ragazzina, che per la verità già aveva fatto alcune cose importanti come soprano, come ad esempio alcune cantate di Bach riprese anche dalla Rai, non se lo fa ripetere due volte e comincia una carriera che, grazie alla sua musicalità si svolge sui terreni più disparati, dal barocco (tante le collaborazioni con Claudio Gallico ed è tra le fondatrici dei Solisti del Madrigale che poi avrebbe dato vita al Concerto Italiano portato al successo internazionale da Rinaldo Alessandrini) alla musica contemporanea al romanticismo e al verismo (deve anche aver fatto Giorgetta nel Tabarro in quei primi anni se non erro). Lei per la verità avrebbe voluto fare la liederista ed è anche andata a Vienna a studiare con Erik Werba. Ma questo, naturalmente, in Italia non è possibile. Ad un certo punto Karajan in persona, che l'aveva sentita in registrazione, la chiama a Salisburgo per un'audizione per il ruolo di Donna Elvira nel Don Giovanni (audizione, in cui, per la cronaca, la Tramonti si è cagata sotto e si è interrotta a metà dell'aria. Il commento del maestro fu "peccato", in italiano, credo). Muti, nel frattempo, dopo due audizioni che non l'avevano soddisfatto, finalmente la chiama a lavorare alla Scala, dove tuttora lavora dopo quindici o venti anni (a differenza del Maestro, come si sa).
La voce della Tramonti è uno strumento splendido. Non può vantare un volume torrenziale, ma ha una straordinaria omogeneità di voce, splendidi acuti e gravi sontuosi. Una voce di difficile classificazione, secondo alcuni. In realtà sarebbe un soprano. Ma, in mancanza di mezzosoprani, tutti sono convinti che sia un mezzosoprano, cosa che in effetti le viene benissimo. In una stessa recita al San Carlo di Napoli ha interpretato Mamma Lucia in Cavalleria Rusticana (un ruolo da contraltone) e Nella nel Gianni Schicchi (decisamente soprano e con una tessitura piuttosto acuta). Il maestro Bartoletti le ha detto in quella occasione che è il miglior contralto con cui abbia mai avuto l'occasione di lavorare... Mah!
Non è mai stata una donna che sgomita per arrivare. Lavora sempre e nei migliori teatri d'Italia, ma come Marcellina (nelle Nozze), Berta (nel Barbiere) e in tutti quegli altri ruoli di "badante" (Giovanna, Annina, Curra, Ines, Bersi, Larina...) Se fossi nato vent'anni prima sarei diventato il suo agente e avrei sgomitato io per lei. Perché ha un talento raro: una tecnica affidabilissima che le permette una intonazione sempre perfetta e una ricca gamma di colori, una musicalità sopraffina in cui si percepisce la sua formazione strumentale, un gusto impareggiabile per la parola (la sua musica da camera italiana, da Rossini al Novecento, è davvero sbalorditiva), un istinto (ed una tecnica) teatrale da grande attrice... Ci fossi stato io a decidere, un po' di Contesse, Donne Elvire, Marschallin (nel Rosenkavalier), Blanche (nei Dialogues des Carmelites), ecc... non gliele levava nessuno. D'altronde potrebbe sempre farle. Ma i direttori artistici qui sono sempre selezionati in base all'appartenenza politica (peraltro opinabile a seconda delle previsioni metereologiche) o, meglio, massonica o simili... Come si fa?
E poi è una vera donna. Il suo Frauenliebe und -leben di Schumann dice tutto: è una bambina quando gioca, è una ragazza quando si emoziona, è una donna quando dà consigli. E, a riprova del suo buon gusto, mi vuole bene... Naturalmente non poteva mancare al battesimo di mio figlio (il Komos).
Somewhere da West Side Story di Bernstein con il KOMOS. Al pianoforte il maestro Mario Sollazzo:
martedì 17 marzo 2009
Jason

What You'd Call A Dream...
Alle 14 mi telefona il noleggiatore del pianoforte, dicendo di essere davanti al Cassero e chiedendomi di aprirgli. La cosa mi risulta difficile, trovandomi nudo e insaponato dentro la doccia a casa mia a Modena. Gelando sotto la doccia spenta allerto un po' di persone ma dopo pochi minuti qualche anima buona che fa le pulizie al Cassero e se ne stava andando gli apre e gli permette di scaricare il piano. Non so ancora di chi si tratta, ma lo ringrazio di cuore.
Mentre sono in autostrada do indicazioni ai tre angelici komosnauti che stanno sistemando il palco secondo lo schema fissato e alla tecnica delle luci e quando arrivo è tutto perfettamente sistemato e il pianoforte accordato. Bisogna sistemare le sedie. Ce ne sono pochissime e alcune vengono scartate perché mezze rotte e davvero rischiose per il pubblico. Ci dicono che ce ne sono altre, impilate all'aperto. Scopriamo che sono uniformemente ricoperte di guano di piccione. Ragion per cui, armati di erculea pazienza e memori delle stalle di Augia, ci dedichiamo a esorcizzare il contributo ornitologico con una canna dell'acqua e spugnette col detergente per superfici.
Alle 5 arrivano i komosnauti del coro piccolo che esegue Love Alone e Mauro ci porta Jason. Mi ritaglio dieci minuti per ascoltare il komosnauta Massimiliano Martines recitare il testo di Love Alone, una poesia di Paul Monette. Con mia grande sorpresa, se lo è perfino imparato a memoria. Ha fatto un lavoro eccellente. Mi permetto di dargli alcune piccole indicazioni (e a mio e suo vanto devo dire che poi ne ha anche fatto tesoro).
Here, da Love Alone, di Paul Monette recitato da Massimiliano Martines. N. 58 della serie "poesie in piagiama", lo straordinario progetto di letture poetiche di Max:
http://www.youtube.com/watch?v=bzYtalddL_8
La prova di Love Alone di Rorem, anche se solo con un pianista, Michela, anziché due, è molto più che confortante. Jason, che si è studiato la parte la sera prima, dà un contributo veramente fondamentale. Riesco anche a sistemare qualche piccolo dettaglio.
Gli arditi di Love Alone:
Alle 18 arriva tutto il coro, con cui passiamo in rassegna tutto il concerto. Il violinista Thomas Barbalonga annuncia il suo ritardo e arriva solo alle 18.45 per una prova al volo di May It Be, senza pianoforte. D'altronde è così bellino e bravo. Che gli si può dire?
Infine arrivano Mario Sollazzo e Tiziana Tramonti, alle 19 e qualche minuto, quando il coro ha deciso che era ora di andare a casa a rifarsi il trucco. La Tramonti prova i suoi pezzi, Jason prova la bella canzone che ha scelto per il concerto, What You'd Call A Dream dal musical Diamonds di Craig Carnelia, rimanendo entusiasta dell'accompagnamento improvvisativo di Mario. Michela e Mario possono finalmente provare la parte per pianoforte a 4 mani di Love Alone.
Alle 21 la sala è gia piena e continua a riempirsi. Credo che ci saranno state almeno 200 persone. Perplesso e spaventato il komosnauta Totò mi chiede se sono informati che stiamo per eseguire Monteverdi e Wagner e se per caso non si aspettano Beyoncé e Kylie Minogue. Lo rassicuro. In effetti, in quella che normalmente è una discoteca un pubblico di età media tra i 20 e i 30 anni ha ascoltato un programma di un'ora e mezza che andava da canzonette e madrigali rinascimentali a Mendelssohn, Wagner e Poulenc, passando anche per Love Alone di Ned Rorem del 1988 (non esattamente easy listening né easy singing), in religioso silenzio e applaudendo entusiasticamente! Questo è già un grande successo per il quale mi autoconferisco un premio Abbiati.
I komosnauti, molti dei quali al loro primo concerto o anche alla prima esibizione in pubblico in generale, sono stati proprio bravi. Al concerto li ho visti prendere fuoco: concentrati ma rilassati e divertiti. Il che naturalmente è ciò che mi ha fatto più piacere e mi ha fatto pensare di non essere proprio un coglione. Erano pure generalmente intonati e ritmicamente coesi! Spero di non ricredermi quando vedrò il video...
Mi ha stupito che Mancuso e Grillini fossero presenti. Non mi ha stupito affatto che non si siano degnati di venirmi a salutare o - che pensiero! - a ringraziare per ciò che faccio per la comunità di cui vorrebbero essere i portavoci (d'altronde forse i miei discorsi sulle carenze del movimento glbtq in Italia non devono aver fatto loro troppo piacere). Ma non si può piacere a tutti, né d'altronde è tra le mie aspirazioni.
Io sono tanto critico quanto autocritico ma posso dire di essere stato proprio bravo: il programma ha funzionato alla perfezione, gli ospiti hanno dato dei contributi eccellenti e si sono molto divertiti, l'intepretazione poetica di Massimiliano di Love Alone ha lasciato ben pochi occhi asciutti, i komosnauti hanno cantato meglio che mai (naturalmente c'è sempre un ampio margine di miglioramento ma il lavoro svolto fin qui ha dato i suoi frutti), il pubblico era davvero numeroso e reattivo. I manicaretti preparati dai komosnauti per il dopo concerto erano squisiti.
What You'd Call A Dream, davvero.
Per chi non c'era o vuole riascoltarci e rivederci, ci sono alcuni video su YouTube! (Cliccando su HQ si può vedere il video in alta qualità)
Vecchi - O felice nocchiero
http://www.youtube.com/watch?v=G0esJhtHz-w&feature=related
Gastoldi - Lo spensierato
http://www.youtube.com/watch?v=KpZovkFzazU&feature=related
Gastoldi - Il ballerino
http://www.youtube.com/watch?v=iS7OsM2rwNE&feature=related
Sumer is icumen in
http://www.youtube.com/watch?v=jj-wauumQBs&feature=related
Mendelssohn - Abendständchen
http://www.youtube.com/watch?v=1UWkhNE5Vps&feature=related
Poulenc - Clic, clac, dansez sabots
http://www.youtube.com/watch?v=ZaRpwHGmILg&feature=related
Poulenc - La belle si nous étions
Grazie, Guglielmo (Marconi)!
L'intervista inzia al minuto 19:02 (di 28:15). Balbetto un po', ma d'altronde vengo di gran lunga battuto dal giornalista Federico Taddia!
http://www.radio.rai.it/podcast/A0039307.mp3
Tra poco immagino (spero) che lo modificheranno, ma al momento su internet hanno scritto "Coro Omofobico Bolognese"!!! Davvero non ho fortuna con i media...
venerdì 13 marzo 2009
Quarto potere
L'intervista su Resto del Carlino mi ha dato qualche gatta da pelare. Avendomi chiesto se non avessi una foto del coro, oltre a quella mia che avevo inviato insieme al comunicato stampa, ho risposto che questa strategia era stata decisa dopo una discussione all'interno del coro, sorta perché alcuni coristi non vogliono che le loro foto vengano pubblicate sui quotidiani per evitare grane con i genitori, i colleghi di lavoro, le vicine della nonna. La giornalista mi ha dunque chiesto come avremmo fatto per ovviare a questo problema durante i concerti. Facendo ironia sul termine gergale che indica gli omosessuali non dichiarati, "velata", avevo detto che avevo proposto di comprare metri di tulle nero per coprirli da capo a pie', aggiungendo subito dopo - non si sa mai - che ovviamente si trattava solo di uno scherzo: il nostro primo concerto si terrà al Cassero, circolo Arcigay, un contesto in cui queste persone si sentono protette dagli occhi degli omofobi. Ho aggiunto anche che questi sono i problemi paradossali con cui una percentuale altissima dei gay italiani, che non ha il coraggio di fare "coming out" per paura di incrinare rapporti di lavoro, di amicizia, di parentela, quando non proprio di subire violenze fisiche, deve convivere ogni giorno.
Purtroppo qualcuno (immagino non la giornalista stessa, ma un qualche redattore, di quelli che mettono i titoli ai pezzi senza averli letti) ha scritto a fianco in un riquadro che "alcuni coristi canteranno travisati"... Quando, oggi pomeriggio, il presidente del Cassero mi aveva telefonato allarmato per questo articolo (che non avevo ancora avuto la possibilità di leggere), mi aveva riferito il termine "camuffati". Il che mi ha ricordato la scena di Prendi i soldi e scappa! in cui i genitori di Woody Allen, che fa la parte di un rapinatore di banche, vengono intervistati dalla televisione e per evitare di essere riconosciuti dai vicini si presentano con gli occhiali e i baffi da Groucho Marx... Il termine "travisare", invece, che in italiano di solito è utilizzato solo in senso figurato, come "fraintendere", è assai più ricercato e sibillino. Una scelta degna di Gadda. Mah.
In ogni caso, secondo me, nessuno dei lettori potrebbe mai prendere sul serio questa frase. Ma mi dicono che invece è possibile. Mi toccherà mandare una lettera per spiegare che sono stato frainteso? Direi che sono pronto per la presidenza del Consiglio.
mercoledì 25 febbraio 2009
Climb Every Mountain...
Per passare ad argomenti decisamente più frivoli, ebbene sì: anche io mi sono espresso, mio malgrado, su una nullità che per farsi pubblicità in una gara canora nazional-popolare ha pensato bene di cavalcare l'omofobia feroce che in Italia sta montando a livelli mai visti forse neanche nel ventennio. Invece che seguire il consiglio di Virgilio ("non ti curar di lor ma guarda e passa"), le associazioni gay italiani (che, si era già intuito, di strategie di marketing non capiscono un'acca) sono saltate su come vipere, così che ora l'italiano medio (etero, ça va sans dire), se pensa qualcosa di questa storia, pensa che questo poveretto è perseguitato dalla feroce "lobby gay". Per qualche settimana, nelle discussioni tra gay ora è diventato l'ossessione numero 1, superando addirittura il papa (che comunque, sono certo, non tarderà a riguadagnare il suo storico primato)!
Ecco l'intervista in questione. Mi sono battuto strenuamente sia per evitare di sottrarre spazio ad argomenti più importanti con quella domanda sia per evitare questo titolo. Ma niente da fare: la futilità ha sempre un fascino irresistibile. (Cliccate sulla foto per leggere l'articolo)







